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Villa Bellati

 

Villa Bellati, proprietà della famiglia Andrighetto, è un’ armonica costruzione tardo rinascimentale caratterizzata dai tre archi della splendida facciata che si affaccia sulla campagna. Corredata da una barchessa nel lato est, Villa Bellati resta uno degli esempi più belli dell’architettura pederobbese.

La famiglia feltrina dei Bellati si insediò qui tra la metà del ‘500 e gli inizi del ‘600, quando lo sviluppo dei commerci nella terraferma veneziana si era ormai consolidato. La prima immagine della costruzione della villa risale al 1671, quando un documento riporta l’atto di acquisto di una porzione di beni comunali da parte di Agostino Bellatto.

L’ingresso coperto per le carrozze con i suoi affreschi sono stati realizzati entro il 1724 insieme alla sopraelevazione del corpo centrale con un secondo piano nobile e il sottotetto, coronato da un elaborato cornicione con modiglioni a ricciolo. Gli affreschi del 2° piano, eseguiti su superfici in leggero rilievo, ritornano sul tema decorativo delle finte architetture con sfondi a “trompe d’oeil”, forse ispirati alle splendide vedute che si godevano e ancora oggi si godono dal grande salone passante.

Nel 1840 ai Bellati subentrano i Dartora, ricchi borghesi e proprietari terrieri le cui fortune però declinano verso gli ultimi decenni del secolo. La famiglia Chenet acquista la villa con i terreni nel 1882. Aperture di nuove finestre, tamponamenti di archi, nuove partizioni verticali e orizzontali, tinteggiatura a più mani di calce dei locali ricavati sono gli interventi effettuati per le esigenze abitative dei tre proprietari.

Arriva poi la guerra e la riva del Piave diventa per un anno, tra il 1917 e il 1918, la linea del fronte. La villa si salva a caro prezzo: sfondata l’ala est da un proiettile austriaco e danneggiata la facciata sud da un tiro corto delle artiglierie italiane, le nostre truppe scavano una galleria sotto il corpo centrale della villa e sotto la strada a nord per ricavare una postazione di vedetta e interdizione sulla sponda scoscesa del Piave.

Secondo la testimonianza orale di un anziano del luogo, il Re d’Italia e Comandante in Capo del Regio Esercito, Vittorio Emanuele III, si sarebbe fermato per qualche ora nella villa, durante una rapida visita alle postazioni della prima linea e all’ospedale da campo di Covolo nella primavera del 1918. Ripristinati i locali alla meno peggio, grazie all’inserimento della villa veneta nel catalogo del Mazzotti del 1954 e all’istituzione del vincolo di interesse storico – artistico da parte della Soprintendenza ai Monumenti, il complesso monumentale si salva.

Nel 1990 i fratelli Andrighetto acquistano buona parte degli immobili e provvedono al restauro per fasi: le più bisognose di interventi sono state le facciate, degradate nelle parti originali in marmorino e da ripristini di scarsa qualità conseguenti ai danni della guerra. Le opere in pietra, dalle preziose teste scolpite in chiave degli archi alle semplici balaustre, alle modanature del grande timpano occidentale fino allo stemma dei Bellati, sono state delicatamente ripulite e protette secondo le metodiche approvate dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio. Parte del corpo della barchessa est è stato recentemente restaurato, valorizzando la vecchia caneva, una delle testimonianze più rare di cantina veneta.

Villa Caragiani

 

Villa Caragiani, o Calvi-Coenzo, venne costruita sul finire del XVII° secolo da una famiglia di mercanti veneziani. Ampliata nei secoli successivi, la villa è adornata da una serie di statue, mentre è andata perduta una zampillante fontana con vasca collocata sul giardino. Il nome completo del complesso è Villa Groppo, Trevisano, Caragiani, Calvi, De Faveri, Tron, Chiappetta. In origine vi si accedeva mediante un lungo viale alberato di cui oggi rimangono solo alcune tracce nei resti dei pilastri di una vecchia cancellata: purtroppo tale spazio è stato attraversato dalla strada provinciale, che ha ridotto l’area di ingresso di rappresentanza. Un cancello, delimitato da pilastri a bugnato con statue provenienti da una villa di Campocroce, introduce al cortile antistante la villa, composta da edifici disposti a U alla cui estremità destra è annesso un oratorio, affacciato sulla strada. Sul retro un ampio parco con una peschiera di semplice fattura e una limonaia posta a ridosso del confine di proprietà. La villa ebbe origine nel tardo ‘600 per volere dei Groppo, mercanti veneziani, che costruirono una casa colonica di ridotte dimensioni, successivamente trasformata e ampliata secondo i canoni della villa veneta. In questa fase fu eretto anche l’oratorio gentilizio dedicato a santa Teresa. Purtroppo, dice Andrea Moschetti, “Grandissimi danni subì la villa dei Conti Caragiani, già elegante costruzione del ‘700”, secondo il quale “fu ricostruita in simile se non identica forma”, e vennero persi gli arredi settecenteschi e alcuni dipinti attribuiti al Piazzetta.

Il volume padronale tripartito con ali ai lati si sviluppa su tre piani, gli annessi adiacenti su due. La porzione centrale è caratterizzata, al piano terra, da un portale centinato sopravanzato da una loggia balaustrata di epoca successiva. Al piano nobile bifore con testa in chiave d’arco e al piano secondo una monofora decorata anch’essa con concio di chiave a mascherone e balaustra in pietra. Un timpano con stemma di famiglia e acroteri in sommità conclude la composizione.
Interessante la chiesetta, con basamento e cantoni d’angolo a finto pilastro bugnato, decorazioni a rilievo con specchiature, portale trabeato con finestra termale superiore chiusa da eleganti inferriate, e timpano dentellato con stemma di famiglia in pietra a chiusura. All’interno della villa, tracce di pavimenti settecenteschi alla veneziana e stucchi d’epoca, conservati nella Sala degli Stucchi al piano terra. Soffitti dipinti e pavimenti in legno a intarsi arricchiscono gli ambienti.
Occupata dai comandi militari nelle due guerre, attualmente è sede di un’azienda agricola e ospita matrimoni, convegni ed eventi culturali.

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Villa Paccagnella

 

Villa Paccagnella, ora dei conti Dal Pozzo Larcher, versa purtroppo in uno stato di abbandono. Il complesso architettonico, in stile barocco-settecentesco, si presenta come un imponente edificio padronale che domina la vallata del Piave verso il Montello. Una vera oasi di verde poco distante dall’abitato di Covolo. La villa è posta all’interno di un grande parco ricco di piante secolari, disegnato in stile inglese e realizzato alla fine del 1800. Il grande corpo dominicale della villa è affiancato da una serie di edifici di servizio , tra i quali la barchessa, la scuderia e la serra; un’originale torretta ortogonale , adibita a uccelliera, si erge nel parco, mentre, prospiciente la strada di Via Guizzetta sorgeva l’Oratorio privato, ora in stato di totale abbandono.

La villa, trovandosi in prossimità del fiume Piave, subì gravi danni in entrambe le due guerre mondiali. A ricordo della grande guerra è ancora visibile la lapide esterna alla villa.

Negli anni ’70 l’edificio venne sottoposto ad un generale intervento di restauro, dagli affreschi agli stucchi del salone centrale, arricchito da un elegante ballatoio

Alla villa si accede attraverso un cancello accostato a un piccolo edificio con torretta in stile neogotico. Da qui si diparte un lungo viale che giunge alla dimora signorile.

Il corpo della villa presenta un ampliamento dell’ala sud occidentale, caratterizzato dalla presenza di una sala passante che mette in comunicazione la corte-giardino con il parco verso il fiume. Tale ambiente è individuato, sulla facciata interna, da un basso portico architravato su colonne, mentre sul fronte opposto trova conclusione una serra semicircolare.

Al termine dell’ala aggiunta, si unisce ad angolo retto un lungo corpo di servizio alto due piani e con uno sviluppo planimetrico ad “L”; ad esso speculare, sul lato nord, si sviluppa un altro sistema di adiacenze: barchessa e scuderia che formano un unico organismo ad U”. Anche questa villa rientra nel Catalogo delle Ville venete.

Villa Silvestri

 

Proprietà della famiglia Silvestri, il complesso sorge, isolato nel verde del suo giardino, in località Le Barche a di Covolo. La ricca ed elaborata struttura di recinzione, prospiciente la strada, conclusa alle estremità con due piccoli edifici con loggetta, segnala la presenza del complesso in ottimo stato di conservazione. L’ingresso è altrettanto monumentale ed esattamente in asse con la facciata principale; tra l’ingresso e la villa si frappone una elaborata ed alta fontana che segna il centro del giardino.

La villa vera e propria, di chiare forme liberty, ma probabilmente sorta su un sedime precedente, è costituita da un volume centrale alto tre piani e tetto a padiglione, a cui si affiancano altri due corpi della stessa altezza e leggermente arretrati, caratterizzati da una loggetta-belvedere che occupa l’intero ultimo piano.

La facciata principale è simmetrica a tripartita, con un solo asse di finestre al centro e due ai lati. La porzione centrale dell’edificio è appena sporgente rispetto ai settori laterali ed è caratterizzata da una terrazza rettangolare sorretta da colonne, sotto cui si colloca la porta d’ingresso. Ricche cornici decorate fanno da cappello a tutte le aperture dei piani, , che presentano un profilo architravato, delimitato in basso da davanzali in pietra; al primo piano essi si arricchiscono di piccole mense di sostegno.

Villa Neville

 

Della villa ormai non c’è più ricordo, se non dalle mura costruite coi sassi del Piave, che sono rimaste, al lato est verso Borgo Rovigo e al lato ovest, costeggiando il canale Brentella.

La villa fu proprietà dei conti Pola. Sappiamo che la Contessa Marina, vedova del Conte Paolo Pola, nata nel 1773, morì il 6 marzo 1853, e fu tumulata nel cimitero di Covolo dove la famiglia Pola aveva una monumento funerario, tuttora esistente.

L’edificio, con grande e bellissimo parco, sorgeva quindi in una posizione stupenda per il panorama. La villa passò in seguito ai Neville, avendo Cecilia Albrizzi, figlia di Antonia Sofia, nipote di Marina e del N.H Carlo Albrizzi, sposato Gilberto Neville, un inglese proprietario di fonderie della Giudecca. La villa, acquistata poi dai Conti Caragiani, fu distrutta dalla guerra 1915-18. Secondo Caccianiga la Villa era attorniata da 5 ettari di terreno, con serre, lunghi viali, ponti rustici, ghiacciaia, grotta e belvedere. Dopo la distruzione della guerra si vedevano rovine di un oratorio con un affresco di Madonna del XV° secolo. “Ora – scriveva Caccianiga – nel mezzo di quel deserto sono rimasti le mura perimetrali e una vasca di fontana con un misero troncone di statua.”[1]

La bella fontana poi posta in mezzo al cortile della Villa venne venduta dalla famiglia Dartora al Comune di Valdobbiadene subito dopo la guerra. La fontana, che apparteneva appunto al complesso di Villa Neville, arreda ora la piazza centrale del paese di Valdobbiadene.

Villa Cosulich

 

Collocato in prossimità del fiume Piave, in località Barche, il complesso occupa un lotto di terreno ritagliato tra due sedi viarie, lungo il quale prospetta un muro misto in ciottoli di fiume. In prossimità della villa, posta ortogonale alla strada, si apre il cancello tra pilastri intonacati con piccole statue sulla sommità. Un corpo di fabbrica a due piani con terrazza aperta verso la vallata, caratterizzato da una decorazione a fasce orizzontali con un solo arco verso la corte interna, funge da collegamento tra il corpo padronale ed un terzo corpo di fabbrica, affrescato esternamente a motivi geometrici (probabile foresteria). La villa presenta un’architettura molto semplice, che nelle sue forme attuali è riferibile al XIX secolo, con due piano fuori terra, cornice di gronda modanata e e tetto a padiglione. La facciata principale presenta un impianto tripartito: al centro si collocano aperture singole, tutte a profilo architravato, con davanzali e cornici in pietra. Una leggera decorazione interessa tutta la facciata.

A fronte di un contesto paesaggistico ancora inalterato, la villa appare oggi in stato di abbandono.

[1] Azzoni Avogadro, Memorie e documenti storici dei Conti degli Azzoni Avogadro AST B.35 – Mazzotti, Catalogo Ville venete, II edizione, p. 648 – A. Moschetti, I danni artistici della guerra…p. 159 – Caccianiga

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